Arbovirosi in Italia: 790 casi di West Nile, i dati ISS

L'ISS aggiorna i dati 2026: 790 casi di West Nile con 61 decessi e 376 casi di dengue, di cui 76 contratti in Italia.

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Zanzara posata su una foglia verde, vista da vicino

L'Istituto superiore di sanità (ISS) ha pubblicato il 6 novembre 2026 l'aggiornamento sulle arbovirosi in Italia, cioè le infezioni trasmesse da insetti come le zanzare. Dall'inizio della stagione di sorveglianza sono stati confermati 790 casi umani di infezione da virus West Nile, con 61 decessi; per la dengue, dal 1° gennaio al 3 novembre 2026, i casi confermati sono 376, di cui 76 contratti in Italia.

West Nile: i numeri della stagione

I 790 casi di West Nile (erano 787 nel bollettino precedente) comprendono 424 forme neuro-invasive, cioè quelle più gravi che interessano il sistema nervoso, 264 casi con febbre e 96 casi senza sintomi individuati tra i donatori di sangue grazie ai controlli; i restanti sono 5 casi con altri sintomi e un caso asintomatico. Dei 61 decessi, uno riguarda un caso contratto all'estero. La letalità tra le forme neuro-invasive acquisite in Italia è del 14,3%, in calo rispetto al 19,6% dello stesso periodo del 2025. La circolazione del virus è stata documentata in 88 province di 20 Regioni. Sono stati segnalati anche 19 casi di infezione da virus Usutu, un altro virus trasmesso dalle zanzare.

Dengue, chikungunya e Zika

Dei 376 casi di dengue, la maggior parte è legata a viaggi all'estero: nel 51% dei casi importati il luogo di esposizione sono le Maldive. I 76 casi autoctoni, cioè contratti in Italia, fanno capo a cinque focolai di trasmissione locale e a due ulteriori casi non collegati ad altri. Per la chikungunya i casi confermati sono 30, di cui uno solo autoctono, mentre i casi di Zika sono 4, tutti legati a viaggi. Per dengue, chikungunya e Zika non sono stati registrati decessi.

Che cosa significa

I dati mostrano che quest'anno il virus West Nile ha circolato in buona parte del territorio, con 20 Regioni coinvolte, mentre per la dengue la gran parte dei casi resta legata ai viaggi. La sorveglianza sui donatori di sangue resta uno strumento importante per individuare anche le infezioni senza sintomi e proteggere la sicurezza delle trasfusioni e dei trapianti. Chi rientra da un viaggio in zone tropicali e ha febbre è bene che lo segnali al proprio medico.

Fonti: Istituto superiore di sanità, EpiCentro ISS – Report West Nile n. 15, Quotidiano Sanità

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